vi.

13/06/2008

domani (il filo e il buchetto parte 7)

Allora, prese le dovute decisioni ,        ,     ora bisogna
vedere se il mondo                 decide bene. Dato un
calcio allo sbaglio, e un altro ricevuto,                 si passa all'attacco
di tutte le piante che si         attaccano ai muri rampicando,
arrampicando     ci sopra come due scimmie
quelle
che avevamo visto allo zoo, prima dei leoni,    dopo  i pinguini
al tramonto. Anche fosse solo andare via, anche solo fosse
girarsi dall'altra parte, tirando le lenzuola
di qua, dalla parte sporca o dalla parte del muro,
sempre
lasciare che solo sia uno di quelli, una di quelli
uno di quelli che prende le cose dal lato giusto, dal lato della paura
lasciare che sia tu, che ti vedo stai dall'altra parte
tu stai dall'altra
postato da: vinz alle 13/06/2008 20:40 | post linkato | commenti
categorie: in verso, il filo e il buchetto
31/05/2008

il filo e il buchetto (parte 6)

QuelleA minor (add G) volte in riva al lago o in riva al fiume non ti interessa né del filo, né del buchetto. Ti interessa sentire solo che c'è, tutto il resto. Proprio quel giorno eravamo tornati da est, ed era lo stesso posto che ho scelto più avanti. Scelgo sempre i posti migliori per far andare le cose verso quel buco, verso quella voragine scelta da te e che ti nasconde, nasconde il tuo orgoglio, nasconde tutti i sentimenti che provi e che hai provato, e fa assumere loro una forma scherzosa, a volte ridicola.

In tutto questo c'è chiaramente la nostalgia per quello che era il luogo di partenza, il luogo di nascita, il centro di ogni incontro e la coincidenza degli errori in cantina, la maledizione di dirsi certe cose in un momento sbagliato e in condizioni agitate e innaturali, la mia tendenza a gettare via ogni cosa che sento gloriosa, per la ricerca di qualche novità, per l'intransigenza verso di te, per il giudizio morale che ti vede sempre, giustamente, come la parte della bella rincorsa.

Rincorrevi quella volta, dimostro di rincorrere anche io per un momento, tutto quello che vorresti che sia. E ti corazzi con una armatura gigante e ti richiudi in qualche cazzata, le serate con gli amici, un bacetto all'angolo, la volubilità di un'estate sentita troppo in fretta, per ridare slancio alla vita che senti lontana, una vecchiaia che senti vicina, un'intelligenza che senti quando hai gli altri vicini, etc.

Non sarebbe servito a nulla fingere qualche sentimento o attaccamento. Semplicemente, e più di una volta, lo sguardo si è voltato dall'altra parte, da altre parti, pur sapendo quanto vuoto ci sarebbe stato. Tutto il vuoto che vorrei colmare, tutto il vuoto che nemmeno il mare riuscirebbe a riempire, tutti i mari, tutte le nostre voglie passate e future, tutti gli sguardi di sti cazzo di sconosciuti, tutta la cattiveria che ci hai messo e che ci metti ogni giorno.

Eravamo appena tornati dalla romania, passando dalle montagne del friuli. Forse eri più bella allora, ti ho visto il viso appena più grigio, ma attraversando le strade nuove e i sentieri più freschi vedo che la bellezza fa sempre parte di te, superando a sinistra qualsiasi ubriacone che vorrebbe metterti le mani addosso.
postato da: vinz alle 31/05/2008 20:48 | post linkato | commenti (3)
categorie: altre destinazioni, il filo e il buchetto
19/05/2008

il filo e il buchetto (parte 5)

Ci sono poi le volte in cui il buco si allarga. E non ti accorgi più che c'era della stoffa intorno, non ti accorgi più di niente. Ci guardi attraverso, Che sia un giorno in cui ti sfastidia il colore della luce nel tram, le parole che hai sentito la mattina di sfuggita alla radio, o ti ricordi di qualcosa che davvero sta andando male, o un momento che stai lavorando troppo, o troppo poco.

Quando ti piove addosso e i pianeti si volgono contro, tutto ciò che va bene si cancella, lasciando che le parole siano sfrattate e sopraffatte da pensieri che si muovono da soli, sbattono contro le pareti e ritornano indietro, ritornano grandi e vogliono occupare tutto lo spazio dopo una capriola, come quando finisci la vasca in piscina e oplà con un colpo di gambe sei già di ritorno e nuoti verso un altro limite (sì, questo per quelli che hanno fiato e non fanno una vita degenere, o non pensano abbastanza).

Dal buchetto si passa alla voragine, e lì devi solo aspettare che passi.
Un buon libro, forse, forse.
postato da: vinz alle 19/05/2008 23:56 | post linkato | commenti (3)
categorie: il mondo per me, il filo e il buchetto
18/05/2008

il buchetto (interpretazione)

Fez-se do amigo próximo o distante
 Fez-se da vida uma aventura errante
 De repente, não mais que de repente.

Soneto da separação, Vinicius de Moraes

A cosa servono i fili, a cosa servono gli aghi, se non a bucare per attraversare ciò che prima era intero. A cosa servono i sentieri sulle montagne, se non a tagliare ciò che era puro e intatto, per aprire una strada che porti più in cima. A cosa dovrebbero servire le parole, se non a rischiarare la mente e unire.
postato da: vinz alle 18/05/2008 13:48 | post linkato | commenti (1)
categorie: il mondo per me, il filo e il buchetto
17/05/2008

il filo e il buchetto (parte 4)

C'era quel giorno ed era una settimana fa, in cui vedevo che i tuoi occhi brillavano e non per il sole, e non per il riflesso della mia vecchia chitarra, non per il ruscello che stava lì silenzioso a riflettere una luce esagerata per il mese corrente. Gli altri abbrustolivano le melanzane e il loro odore sembrava di carne, e stavo pensando ai tuoi occhi.

Un altro giorno, di qualche anno indietro, c'era la tua maglia bianca con lupin a farmi ridere, le zanzare si posavano affamate, le parole erano in grado di farci sentire migliori e di farci incontrare di nuovo, le parole non bastavano, nonostante quel giorno e sempre ci siano bastate. Ci servono a riannodare il nodo e a chiudere il buchetto.
postato da: vinz alle 17/05/2008 19:49 | post linkato | commenti (1)
categorie: altre destinazioni, il filo e il buchetto
16/05/2008

il filo e il buchetto (parte 3)

Ci sono le maglie preferite che a un certo punto aprono un buchetto nella manica, magari hai strisciato su un muro, hai tirato forte, hai dormito per terra o hai scavalcato un muro spinato o che cazzo ne so, sei rimasto impigliato a qualche novità brillante e improvvisa. In quei momenti rimane la tua maglia preferita, e imparerai ad affezionarti anche a questa nuova peculiarità, a questo strappo e alla sua ricucitura, che spesso è divertente quanto le bestemmie che hai tirato e urlato durante lo strappo.

La montagna di rio de janeiro al suo posto, sul mio comodino.

Ecco, quel giorno avevamo saltato un filo spinato, e mancava poco che ci restassimo appesi lissù su quella rete. Tu avevi saltato più in là. Eri andata molto più in là, e stavi correndo avanti come se non ti ricordassi che stavo smadonnando poco più indietro, e nel frattempo hai visto appena che quella rete l'avevo tirata giù a calci e bestemmie forti e articolate, e a volte in rima.

Poi sentendo le urla ti sei girata, ti si sono aperti gli occhi marroni e ti si sono riempiti di acqua. Sei tornata indietro piangendo forte, con un suono che da dentro me non avevo sentito uscire per tanto tempo. E invece eri tu che piangevi e tiravi su il muco col naso, ti asciugavi con la manica mischiando lacrime e muco, idee e pensieri veloci da pianto.

Poi arrivò il singhiozzo che mi fa ridere e ti fa tenere il fiato, che a pensarci non ci dormo la notte, e infatti sono un po' di notti che non ci dormo.
postato da: vinz alle 16/05/2008 16:25 | post linkato | commenti (1)
categorie: altre destinazioni, il filo e il buchetto
15/05/2008

il filo e il buchetto (parte 2)

Quelle quattro lattine di birra le abbiamo scolate d'un sorso, una birra quasi analcolica che bevevamo per il suo nome strano, il suo nome con le y le z e le k, il braccialetto grattava il polso, i suoni arrivavano solo da lontano quella mattina, la tenda stava su, il sole già era alto in cielo. Faceva caldo, fuori e dentro la tenda. La chitarra era al sicuro, sarebbe stata picchiata solo dopo. Gli occhi tuoi che ridono. E prima c'è da riposare e lasciare che gli occhi siano inondati dal ridere, dal sorriso che è sempre il tuo, dalla speranza del giorno.

Ci sono volte, poi, che vorresti che il tempo fosse come lo zucchero filato che tieni in mano con un bastoncino ed è morbido, e ci affondi tutto il viso dentro per sentire quanto è morbido, e al viso ti fa il solletico. Che poi, a scegliere i momenti, si fa la figura dei nostalgici che il presente lo tengono in tasca, ci giocano qualche minuto come i bambini, e bum. E invece no. No proprio non è così.

Quando poi vai via e ti scontri con gli occhi di vetro, fa strano. Stamattina ho incontrato un matto sul tram, ci siamo messi a ridere fino alle lacrime. Aveva uno sguardo molto attento verso gli occhi dei pendolari, delle persone spente nelle auto accanto cui passavamo nel nostro tram. È stata la conversazione più intelligente di tutta la giornata. Era muto, ma nemmeno io parlo l'olandese.

i LAMPIONI RIMANGONO ACCESI TUTTO IL GIORNO, ANCHE CON LA LUCE D'ESTATE. I kebab non chiudono quasi mai, i coffeeshop non hanno un minuto di tregua, nel centro. Le luci pubblicizzano qualsiasi cosa, la birra è buona, la musica abbondante. La passione è nelle parole.

Ero tornato da lisbona qualche vita fa. Ma prima che passasse ci eravamo seduti...
postato da: vinz alle 15/05/2008 18:48 | post linkato | commenti (1)
categorie: happy people, il filo e il buchetto
15/05/2008

il filo e il buchetto.

Ci sono giornate di quelle in cui ti va di chiamare gli amici lontani e sentire come stanno, dire cazzate, riprendere il filo come si fa quando la tua maglia preferita ha un buchetto.

Un giorno che in altri luoghi era d'estate, avevo iniziato a scherzare con te. Quel giorno erano passati pochi giorni dalla mia partenza, relativamente, e fuori splendeva il sole ed era una giornata brillante, La tua voce era scheggiata, e io pensavo alla chiesa scura davanti alla finestra. Ero grato a tutti i santi del cielo per poterti parlare, e poco dopo avrei staccato tutti i santi del cielo incluso il loro capo, e avrei staccato il cielo da lassù in alto.

Eravamo alla mensa delle suore quel giorno, su quella terrazza che si affaccia sul fiume. C'erano gli uccellini che zampettavano sul tavolo affianco, era il giorno degli attentati in spagna, e da allora sono passati tanti anni. Da allora ci siamo visti poi due volte, e tutte e due le volte ci conoscevamo meglio ed eravamo persone nuove, più spaesate, più felici di essere al mondo. È la seconda volta, quando ho mangiato il felafel per la prima volta, che ho capito che ti avrei rivista.

Stavamo ridendo e il sole era supremamente nascosto, e c'era molta acqua davanti a noi, un'intera distesa che una volta all'anno si riempie di barche per il redentore. Finalmente si realizzava tutto, e davanti avevamo quanto di più diverso esiste da ciò che immaginavamo, le onde dell'acqua invece degli alberi. Dietro di noi stavano passando i turisti quelli floridi e rotondetti dalla pelle arrossata dal primo sole, e davanti a noi la sorpresa,

Tu avevi una grossa macchina fotografica a tracolla, e mi avevi appena detto "chiudi quella boccaccia di merda", con la tua abituale diplomazia. È quello che faremo tutti un giorno. Sì, un giorno, ma io voglio aspettare ancora prima di chiuderla.
postato da: vinz alle 15/05/2008 11:12 | post linkato | commenti (1)
categorie: happy people, il filo e il buchetto



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