vi.

04/11/2006

Viaggiare, i monaci, il viaggio.

Mi sveglio alle cinque, devo partire. Devo andare via perché bisogna mettere la testa in rivolta, bisogna farla uscire dalla nuvola in cui si trova immersa ultimamente. Da lì non si vede niente, e solo viaggiare risolve qualcosa. I treni viaggiano silenziosi, ma non si può dormire nei vagoni perché c'è tutto un paesaggio da guardare fuori, e pensieri da pensare dentro.

1. Ho una bandiera bellissima.
E poi c'è milano, ed è lì che incontro la rò, incontro la rò. Lei è bella, mi regala una bandiera rossa e verde che mi aveva promesso da tempo. La bandiera, subito legata alla mia borsa. Viaggiare, il portogallo, il lavoro, gli habituées negli stessi bar, birilli bruciati,  Dopo un'ora ci sono sei sigarette nel posacenere, mi chiedo se è vero che stiamo lì a quel tavolino (dopo gli inseguimenti di qualche tempo fa e le pagine lette la sera, perché non ci credo) ed è già ora di volare ad un altro treno di corsa, al volo. La bandiera è come se l'avesse rubata (vi svelo), e aveva deciso di rubarne una, appesa ad una finestra, ma poi ne ha comprata una, che è quella che ora ho io. Ma coincidenze amici e bandiere ci hanno fatto incontrare, e il resto della storia è talmente improbabile che non mi seguireste. Avanti.

2. Il monastero
Avete già sentito parlare del monastero, ma questa è una storia nuova, siamo nel duemilasei. Ne avrete sentito parlare sui giornali, in televisione, da qualcuno o da qualche parte; per me sono degli amici che ho deciso di tornare a trovare, non ci vado da tre anni e ancora si ricordano bene. Un viaggio di dieci ore vale la pena, ed io voglio vederli.

"Mai tornare nel luogo in cui sei stato felice". Mi torna in mente la frase del mio professore di italiano mentre sono in una corriera a biella - e io seguo questo consiglio sempre alla lettera. Quindi, o non ero così felice le altre volte, o vorrei essere più felice di allora. Intanto si va, poi si pensa. Si compra un biglietto di sola andata e poi si pensa al resto.

3. I giorni
Mi hanno dato una bella mansarda, da cui si vede la piccola valle intorno. La mansarda è in una casa nuova che tre anni fa non c'era, quando sono venuto qui l'ultima volta - prima o dopo lisbona non ricordo. Mi ritiro volentieri in silenzio, per scoprirmi disperato (ma arriveremo a questo più tardi). Cinque giorni, solo cinque giorni per ritirarmi in un luogo di pace, dove si trova silenzio e parole scelte bene, amici nuovi e monaci, dove le parole hanno il significato che loro spetta. Si possono imparare molte cose di se stessi, qui. Il bisogno che tutti i giorni abbiamo di parlare e di ascoltare, di essere ascoltati, di mangiare. Quanti cazzo di luoghi comuni escono dalla bocca, quanto buttiamo via di ogni giornata. Consapevolmente, anche (senza moralismi, no).

La sera scende un'aria fredda che imbianca il prato e che riattiva la mente, la rende più viva. Le preghiere scandiscono le ore dei giorni, melodiose. E silenzio nelle altre ore, e tanti caffé per restare svegli. Un po' a causa del mio ritmo fuori da qui, un po' perché se non sei abituato a tanto silenzio ti viene da dormire. "Ama la vita. la vita è povera e generosa, per chi ama la vita", mi dice lino, "schiude tesori". È notte, luciano ha fatto la lectio divina sulle beatitudini, tutti vanno a dormire. Ma io non ho sonno.

4. Mettere in ordine i pensieri
Certo è che, stando nel monastero, molte cose si mettono in ordine. Il sonno, le idee in testa, sarà il silenzio. E chi torna qui cerca qualcosa. Forse ho perso il filo, forse devo mettere i miei pensieri degli ultimi tempi in fila per trarne un discorso. Significa riprendere un discorso lasciato a metà. Dopo tre anni torno qui e mi accorgo che il mondo si è imbarbarito, imbastardito. Questo sì, lo vedo – che nessuno e me compreso ha voglia, proprio più un cazzo di voglia di impegnarsi, perché le cose cambino. Nemmeno per sogno, nemmeno io.

Giovedì, messa in latino, la messa mi ha sfasciato, mi ha lasciato debolissimo. Perché alla fine hanno suonato una musica per organo e violoncello, e l’organo suonava una triade di note alte che tagliavano il cuore a fette sottilissime. Sapete quando la musica vi taglia e vi spinge a pensieri enormi e vi lascia a terra, ecco. Poi il silenzio, un altro giorno, il silenzio ancora. E infine tornare a casa. E forse non ho voglia di dirvi perché sono disperato, guardatevi intorno.

postato da: vinz alle 04/11/2006 10:01 | post linkato | commenti (4)
categorie: altre destinazioni

Commenti
#1   06 Novembre 2006 - 23:28
 
via, via, via di qua.
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#2   07 Novembre 2006 - 08:55
 
no, io non so Vinz perchè tu sia disperato... speravo di vederti volare nel cielo rosso del tuo blog e tu, mi dici, che sei disperato... ma se sei disperato tu.. che viaggi, che pensi, che studi e che vivi... noi, cosa siamo???
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#3   07 Novembre 2006 - 13:03
 
se è nuova non ci sono fantasmi, in mansarda!

la ro' vive in flessione tra ciò che vorrebbe (ad esempio, rubare) e ciò che fa. già
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#4   08 Novembre 2006 - 15:07
 
volavinz
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