scrivere tanto
scrivere spesso
post autoincensante
Mi
è sempre piaciuto scrivere. In genere, quando ero giovane, non avevo tutta questa voglia di mettere in fila dei pensieri e tutto il resto, per chi poi*, ma mi piaceva l'idea di scrivere tutto quello che avevo in testa, le connessioni strane che si formavano nel mio cervello, le immagini che solo io riesco a vedere nella mia mente quando ho gli occhi chiusi e soprattutto il modo che solo io ho di vedere le mille cose che passano davanti agli occhi. Davanti agli occhi di tutti, ma nessuno può vedere come me.
Mai avuto diari, agende, quaderni, prima che arrivasse lei. Chi fosse lei, non è importante, e nemmeno mi interessa. Dimenticato e inscatolato. Basta solo dire che prima c'erano solo bigliettini, o da banco a banco nelle scuole di tutto il mondo (che abbia carta da strappare, pettegolezzi e dubbi da scambiare, carta da scrivere: il mondo è naturalmente molto più grande). Poi arrivò il quaderno. Ne arrivarono quattro (vedi foto). Si scriveva in due, ci si scambiavano le idee, i disegni, gli appunti di viaggio, le etichette delle birre strane.
Poi improvvisamente, tutto finì. Tanti saluti. Nuovi amici, nuovi posti, una moleskine sempre in tasca, nella borsa. E con lei anche i disegni migliori, le idee geniali (avevo avvisato che è autoincensante, questo post). Poi i disegni finiscono in olio su tela, ma quello è un altro discorso. Questo è un discorso sullo scrivere. All'improvviso, un giorno di non so che mese, arrivò il blog. Non ricordo come l'ho scoperto, non so. Mi veniva voglia di scrivere.
Lisboa. All'improvviso ci fu lisboa. Avventure da raccontare, i primi che si affezionavano al mio modo di scrivere, di raccontare un mondo senza tempo che da noi è sparito, fatto di luce incredibile che si riflette nel tejo, di sigarette che bruciano la gola, di una casa nuova da dividere, di feste che arrivano alle sette di mattina senza fatica, fatta di fado, degli amici splendidi e pieni d'amore e bubadeiras. Insomma, molto da scrivere. Moltissimo. C'era così tanto da vivere e da scrivere che a volte non bastava il tempo, nella cidade meravigliosa, ed alcune avventure sono persino andate perdute.
Scrivere era un mezzo per tenere il contatto con gli amici lontani. Poi sono tornato e quella pagina mi stava stretta. Volevo un posto che fosse solo mio, che non fosse ingabbiato in uno schema completamente deciso da altri. olevo anche andare a capo quando volevo io. E sono arrivato qui, dove mi vedete ora. E ci ho messo anche la foto, così che si abbia un'idea del mio viso. Mi piace scrivere, mi piace scrivere tanto, scrivere spesso. Di tutto quello che mi passa per la mente, sebbene delle volte non sia del tutto comprensibile.
Mi piace scrivere tutto, quando scrivo, mi piace buttare senza parsimonia. Non c'è virtù nella parsimonia. Mi piace mettere tre post al giorno, a volte, anche se disperdono i commenti. Mi piace leggere i commenti, perché non è come un libro. O forse sì, ma non importa. A volte vedo che hanno un numero basso, ma è lo stesso, grazie di cuore di esser passati di qui. E poi di amici ne sono arrivati altri, mai visto il loro viso, o il vostro viso, mai conosciuti di persona.
Scrivendo, non mi piace parlare di altri blog, questo l'avrete visto, anche se molti di voi mi hanno aiutato a scrivere meglio, non saprei dirvi come. Non mi piace parlare di televisione, a meno che non sia "prendere a calci la televisione". Mi piace mettere tutto ciò che è mio, e a volte mi ritrovo dei foglietti in tasca, scritti la sera in condizioni pietose, strisciante su qualche sgabello, mentre gli altri chiedono "ma cosa scrivi, una poesia?" e io rispondo "sì sì, lasciami in pace".
* per chi poi = per chi poi varrebbe la pena?

(fotografie)
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