la vita è imparare a cucinare
(a vivere, a tenersi tutto dentro)
Ho fatto le polpette, per la prima volta. Soddisfazione a livelli altissimi, buone quasi come quelle che fa la nonna. Riso bianco affianco, peperoni, salsina di pomodorini e aglietto crudi, amici seduti nella sala ancora da sistemare, con le pareti ancora da dipingere, e le assi nude sul pavimento. Sono un poco confuso da tutto questo mondo.
La chitarra si porta con sè tutte le note che ha suonato, e partendo da quelle vuole suonare ancora: dalle urla di cinquecento agli arpeggi di blackbird, e una disperato erotico stomp a mezzanotte, a due voci e kazoo. Manca poco e la vicina viene a tagliarci la testa a tutti, cantiamo piano dai. No. Ancora una, e g. canta e v. suona il basso con note a caso, perché a lui interessa suonare le corde, poi alle note e al suono e al ritmo ci penserà qualcun altro (gesù, forse). La bottiglia di cocacola viene scolata tutta da b., che è qui da poco, e b. non smette di parlare mai, e p. e p. parlano in francese, l. apre un'altra birra e la serata è sistemata.
Stamattina è esplosa la caffettiera quella bianca e nera per fare il cappuccino. Proprio in cucina che avevamo pitturato le pareti. Bum! E ora ci tocca ricominciare daccapo, a meno che non vogliamo tenere un bel cerchio marrone sul soffitto, e una pioggia di meteoriti dello stesso colore sulle pareti.