La giornata affoga nella pioggia. Con la parte femminile della famiglia le avventure in tutti i ristoranti e tutti i musei e museini e artisti di strada e negozietticarini. Tra queste cose e tanto cuore nostalgico cuoredimamma, alcune considerazioni:
"...eppoi cioè ce stanno un zacco de ristoranti e ristorantini mà, eicenèmm costa molto meno, eppoi sti olandesi sòttuttibbellissimi, alti, ecciànno un portamento e se vestono bbene, se fanno le feste in barca! Eppoi vanno tutti in biscigletta! Eppoi teppiasciùto il regalino che ti ho fatto? Ommamma quanto me manchi, emmemàncano pure i tuoi spaghetti cheqquà se magna da schifo, sti supermercadi vennono robba che nun za de gnaante, e io nunnommài detto che il mangiare me fa schifo, però se sta bbene mà cioè, te vojobbàne*..."
Certo che oggi c'è il sole c'è il sole e non si lavora! Fuori di casa fura degli hotel dei turisti fuori tutti, a prendere il sole e sbattersi al mercato alla ricerca della frutta migliore, del pesce fresco, dei vestiti che costano metà che al negozio. E porterò quelle turistone di mia madre e mia sorella a vedere quanto ancora c'è di nascosto in una città spesso sputtanata come Amsterdam. O-yes,
Se
siamo al mondo la ragione è la natura. Da sempre, per sempre. E la natura è quella che tiene in mano il gioco dall'inizio alla fine, se ci pensi. La natura è quella che crea ogni vita, che muove ogni movimento e anche il più insignificante, e attraverso la natura è che tutto si tiene in movimento. Cari amici, se ci pensate il movimento tiene tutto in piedi e ogni secondo crea ancora più movimento e più energia. Non lo dico io, lo dicono le leggi della termodinamica. E questo movimento non lo puoi fermare. Lo puoi accettare, lo puoi subire, se ci riesci ci puoi giocare con il movimento, sentire la spinta che ti porta in giro per il mondo e adesso mi sta facendo capire perché me ne sono andato nella fottuta e bellissima scozia, perdendoci una vita e quasi tutto quello che amavo fino a spezzarmi le ossa, perché amici la spinta c'è già e ce la dobbiamo solo seguire.
* Questo post e' il frutto di un episodio, Entro in farmacia, datemi del paracetamolo. Mi danno il paracetamolo, lo butto giu con la birra. Poi mi ricordo che l'ultima volta il paracetamolo mi ha mandato in ospedale per una settimana -dovevo prendere l'ibuprofene cazzo, non il paracetamolo. E allora butto giu un altro paracetamolo con un'altra birra, per festeggiare.
Sono
quasi al verde, e voglio trovare il diamante nascosto sotto il carbone che il miei maghi personali promettono. Voglio avere le gambe forti per vedere il giappone, un giorno. If it's not my head, it must be around there. Voglio camminare nel fango e passare con le scarpe luride in posti lucidati e splendentissimi. Voglio bruciare tutti i ponti. Voglio un martello pneumatico. Vorrei che tu capissi che le distanze non sono niente e le porte sono tante. E che prendo un aereo, presto. Sì, il conto è ancora troppo alto.
Tra i tantissimi ponti di amsterdam ognuno ha una storia, e sembrano portare tutti verso lo stesso posto. Ci sono i ponti allegri dove la salita è difficile e la gente fa le smorfie quando li sale con la bicicletta. Ci sono ponti silenziosi dove c'è solo acqua a scorrere sotto. Quelli del parco per esempio, del grande parco vondelpark, e poi ci sono quelli larghi per le macchine. Ho un ponte bianco vicino casa dove mi piace fermarmi tornando la sera a fumare la cicca della buonanotte. Il silenzio lo avvolge, e alzo la testa per vedere le stelle. Gli alberi costeggiano le rive e poi arriva il ponte a dire aspettate a costruire filari, qui ci sono io. Altri ponti sentono sempre lingue diverse, altri sono per le persone di qui e non ammettono turisti. Alcuni ponti sentono costante odore di erba passare su loro, e cosi avanti. Tutti gli equilibri sono saltati. I ponti hanno un equilibrio che invidio, ancora diviso tra la vita e la morte.
Quando ti senti che vuoi mettere il lievito nel mondo perché ci sta troppo largo nella tua testa piena di pensieri, ti siedi in riva al canale e come uno stupido narciso ti guardi nell'acqua. Andare via, accorgermi di essere lontano, parlare a me stesso: stai passando in mezzo ad un periodo della vita che ti chiedi se è il tuo, una città bella dove vuoi stare, una casa che è uno stare accampati e ti piace, perché hai la possibilità finalmente di costruirti una vita tua, e vedi da fuori tutti gli "e io cosa farei" che non hai mai osato chiederti
io starei in mezzo alla gente o mi nasconderei,
vestirei come gli altri o mi farei notare,
cercherei di migliorare la situazione o prima mi adatto,
e avanti cosi, solo che li voglio provare qui sulla pelle,
sei lontano ti senti che è tutto regalato, vuoi far battere una città intera data come un pacco col fiocchetto e tu in mezzo, che non devi fare altro che prenderti tutta l'aria che puoi, tutti gli amici e le parole che puoi incontrare, il silenzio che ti serve, la nostalgia del mediterraneo, l'ansia per un paese lontano che ti mette solo ansia, la pelle che te la senti che ne ha vissute di più di quante ne potresti contenere e non ce la fai più a raccontare, che poi rompe il cazzo, e altro che raccontare perché i pensieri sono così tanti che il racconto è solo un riposo, e la vita che vuoi scoprirla tutta che non manca molto e vuoi andare ancora vivere sentirti che tremi quando fa freddo e bestemmi e dai calci alle cose e ti tremano le mani perché hai i nervi fuori controllo e il mondo lo vorresti macinare, lo vorresti correre e affogare, lo vuoi tutto.
Per riprendermi da tutta questa corsa esistenziale, ho dovuto fare un sacco di shopping: converse colorcrema a 25 euro, una felpa blu di quelle che passeranno di nuovo di moda, calzini e mutande perche va bene la moda ma anche il pulito. E vorrei una lavatrice, che dio ha inventato anche quelle prima di sparire.
il prima, il dopo, le preghiere della domenica.
L'aria
si fa tremarella nella città di amsterdam nella quale risiedo. La brezza diventa vento, i sorrisi restano sorrisi, la musica si fa vicina, il mondo ti guarda. La bicicletta veloce scassata muove i pedali per provare a riconoscermi, per vedere tutta la città in tre ore. Le gambe che urlano pietà, la voglia di una birra, la testa chiede dove sono, il cuore ha altri pensieri per sè, felici, senza ossessioni.
Nel momento in cui ti guardi intorno con gli occhi di qualcun altro, come ora gli occhi di mia sorella, capita che vedi tutte le difficoltà che ti sono passate addosso, e prima ti sembravano bolle di sapone, quando eri in mezzo alla tempesta mangiando carne cruda per sopravvivere, spezzando i rami delle piante carnivore attorno per aprirti una strada. Prima, bolle di sapone; ora, graffi e tagli che fanno stridere le ossa come un tempo, di nuovo, il ventre squarciato e il sangue che fiotta.
Cara amsterdam quanto sei difficile da capire. Cara vita mia, chissà come cazzo sono finito qua, caro futuro cos'hai in mente per me, cara aria della sera che rendi dolce il sonno, caro babbo vieni a trovarmi, cari amici buona domenica, caldo o freddo che faccia checcenefotte.
Quel giorno era un giorno come gli altri, un altro giorno speciale in cui mi alzo in piedi con la morte nel cuore e la voglia di prendere il mondo per il collo, urlare troia maledetta e tornare a dormire. Come sempre apro gli occhi dopo qualche incubo e sorrido. Il mio mondo batte il mio subconscio due a uno porcodio. La giornata inizia benissimo. La moka che ho portato dall'italia fa prendere al caffè sempre piu gusto del normale, anche se il mio caffè italiano e' finito. Ma la giornata che inizia senza caffè è una giornata rovinata, voglio che sia una bella giornata. Caffè e luckystrike la giornata può iniziare, iniziare con il sorriso. Lavo i denti approssimativamente, metto gli unici calzini quasi puliti che son rimasti, rovisto tra i vestiti che non vedono il ferro da stiro se non da lontano. Pantaloni di lino e allstar rosse, si va. Fuori di casa due piani di scale lucchetto e pedalo via spinto dal vento.
Già avevamo perso la voce e non lo sapevamo ancora.
Sparire e riapparire,
campane e tappeti,
persiane e finestre.
creare e distruggere,
keith jarrett bruciato in piazza a colonia.
colonia, brutto posto,
ci hanno fatto pure il giubileo,
quei bastardi.
vinz, o la legge del contrappasso.
Le
circostanze mi portano a dire che la legge del contrappasso si sta presentando molto frequentemente nei miei confronti, nell'ultimo periodo.
Amsterdam: per quanto riguarda questa città, avevo rifiutato di passarci una notte, pur sontuosamente offerta dalla linea aerea, perché tornando da lisboa non volevo visitare un posto meraviglioso, ma da solo. Sapevo di perderci qualcosa. Ora mi trovo a usufruire di tutta la città, tutta la città ai miei servizi, ma con la stessa sensazione.
La casa: me ne sono andato dagli scout molto presto, in una situazione analoga a questa, e dal campo volevo tornare a casa. Ad oggi mi vedo ad apprezzare il silenzio, l'essenzialità, i profumi dolcissimi della mattina pedalando sul canale, il dormire per terra, la cicca della buonanotte.
Infine, il parlare tanto e sempre, sempre di questa unità inesistente di nome vinz, parlare troppo. Mi ritrovo in silenzio, da solo, a pensare a qualcun altro. E costretto, da qualche parte di me stesso, al silenzio.
Benvenuti miei cari lettori del mercoledi, in vinz, ovvero nella legge del contrappasso.
everybody loves the sunshine*.
La
mia casa la riconosco perché ci sono le piantine sul davanzale, delle belle piante verdi e rigogliose, ed una canna da pesca a guardare la strada, come le scuole con le bandiere. La mia casa è a metà tra un manicomio e un campo scout. Barattoli di pittura sugli scaffali, musicassette e musica col fruscio, sporca, impolverata, affascinante. Tanta frutta e verdura, mobili fatti in casa. Molte cose raccattate dalla strada, che la domenica è uno sport divertente. I ricchi lasciano stereo, biciclette, letti, computer.
(due giorni fa cercavo nella mente una canzone, mi sembrava che qualcuno ne avesse fatta una cover, diosantissimo chissà se la troverò mai, la cerco nei miei trentagiga di musica, non la trovo. impazzisco, torno a casa, il vecchio inglese preme play, e parte lei, magica, tribale: clap hands, tom waits).
Sono giorni di fuoco e giorni di sole, nuvole basse, veloci, calde. Giorni di soul funk e tranquillità, picnic al parco, felafel in centro. Giorni in cui posso lasciare che la malinconia faccia un nido, che le pulizie sono vicine. Tornare a casa e dormire per terra, mangiare una pasta buonissima e bere caffè kimbo. Una susa della buonanotte mentre guardo la pioggia sul terrazzino, una preghiera alla luna e una a gesubambino.
Se non è la testa, siano almeno i suoi dintorni.
altri titoli possibili: la mia vita da barbone; le piantine sul davanzale; il filo rosso; cento sogni maledetti.
mille, le, la, l', la, l', le, il, l'...
Mille musiche, le giornate che accolgono il sole, la testa che è come una sorpresa di idee, l'umore scostante, la vigilanza assoluta, l'elettronica minimale, le luci delle biciclette, il passato che bussa una volta sola e poi si sente l'eco storpiato, le grida del mercato, i campanelli dei tram, le idee che portano in cielo e quelle che scendono sottoterra, vinz che non sta mai fermo, illusioni e partenze false, sorridere a tutti, la domenica. La città nuova, mille musiche...