Immaginare Questa Pazza Nuvola Che Va
Giorni meravigliosi, altri giorni di viaggio e altri giorni di avventura. Ora devo concentrarmi perché non scivoli dagli occhi questa bellissima tappa toscana. Il mio varco nel cuore che va da siena a montalcino. E anche degli altri, vista la facilità che ha di entrare nel cuore. Lì si sposa lorenzo, pere-pere, verdura, pimòn, che riunisce tutti quelli che gli vogliono bene per il matrimonio. Prima ci fermiamo da trombicche, ottima osteria di siena, dove ci offrono persino il caffè (andateci), poi si va ancora avanti, ma cosi avanti che ci viene proprio bene di fare amicizia con tutti e non pensarci più, alle nuvolacce nere. A mangiare tofu seitan e robe cosi di solito ci sto male solo a pensarci, ma vi dirò che fa bene e fa bene anche alla testa, però. E pere-pere (lo chiamo cosi ancora un attimo) compagno di viaggio lo resta, lo sarà più avanti spero, che le strade si incrociano e si rincrociano, si guardano da lontano un po' e poi si ritrovano. Ed eccoci qui ritrovati, pulce pulcina pulcinella e noi. Di nuovo chi da parigi chi da milano chi da cazzonesoiodove, nuove facce che sorridono e con cui parlare e scambiare idee. Riso che vola, abbazie, sorridere ancora, farsi l'idea che una giornata bellissima nasce cosi, senza rumori. Oh, non ci sono parole davvero. Le foto, forse.
Sud.
[12 marzo 2007, sera] Vado giù a vedere com'è la città di cui vanto le origini, chissà che cosa è successo, con la città fallita e il compleanno di mia sorella, e ci vado in corriera che fanno tredici ore di viaggio andata e tredici ritorno. Davvero chissà come mi è saltato in testa, e più o meno dopo due ore e mezzo di viaggio capisco che si può essere sempre nuovi, arriva un certo momento in cui decido quale delle vite precedenti rivivere, e decido che le rivoglio tutte, e tutte insieme cazzo, e oggi le ho vissute insieme che è il dodici, Che cazzo mi è saltato in testa.
[13 marzo 2007] Davvero cosa mi è saltato in testa. La principessa disperata perché mi sono tagliato i capelli, io con una confusione in testa che mi sembra tutto uguale, tutto cambiato. Sì, la città è disastrata e come al solito ognuno ha un'opinione diversa in merito, ma alcune cose rimangono eternamente immutabili: entro al panificio e la zia la nonna mi presentano a tutti, e altri già mi conoscono "da quando eri alto così", e mi hanno già raccomandato a due persone diverse per trovare lavoro, "ma tu ti trasferiresti qui?" -e non puoi dire quel che pensi (ovvero "no, non credo) a chi ci vive, che razza di questioni. Una mattina sola, al mercato al bar per le strade che conosco a memoria e sono confuso mi viene da piangere volevo solo riposarmi, io. Dio, qui parlano del Nord che neanche fosse l'america. E mi manca la principessa.
[sera] è tutto uguale e tutto diverso, la situazione della città è all'apparenza tranquilla. Sotto, un debito di seicento milioni di euro. Le strade sono piene di ragazzi e di ragazze, le ragazze proprio belle hanno una o due taglie in più (che bellezza di ragazze), il mio panificio preferito si è infighettato ma fa sempre focacce buonissime -di lena, viale liguria-, la vetrina dei telefonini trabocca di gente, titoli dei giornali non allarmanti.
[14 marzo 2007] è una giornata bella, paradossalmente più fresca che al Nord. Ogni tanto cambia il vento e non sai da che parte soffia tra dieci minuti -come la mia testa ma non è di questo che voglio parlare. Nella notte una quindicina di cassonetti "sono stati dati alle fiamme", come anche qualche mese fa. Nonostante questo, le strade sembrano pulite, i bar sono affollati e gli odori del pane del pesce delle verdure si rincorrono tra le vie. Le epigrafi grandi come manifesti, come sempre, una scritta sul citofono "i citofoni non funzionano", caffè, caffè a settanta centesimi e l'acqua prima. Caffè buono. Il sole al lungomare, lontano dai parenti che per il mio bene mi tengono lontano da tutto e da tutti, è il loro modo di dimostrare affetto, o cosi o urlando, d'altronde. A me piace cosi. Qualche lampione acceso di giorno, il profumo del mare nostro, le palme sul lungomare. I colori forti, dio, anche il grigio è carico, anche il cielo scalda.
Com'è bello l'autobus pieno di persone che urlano, che stanno strette, che devono scendere e mi lasci passare per cortesia, e tu stai proprio in mezzo e ti spostano se non ti sposti alla prima ma chiedono scusa, poi. Oggi vado in centro, il centro è un salottino per davvero un caffè e una zeppola con la crema e la ciliegina sopra, al sole, a sud, un caffè, ancora. Nel frattempo, leggo di van gogh e mi fa appassionare e leggere ancora, a vedere da qui. E le immagini del libro sono in bianco e nero, e l'immaginazione e il colore di qui fanno il resto, completano l'immagine.
[15 marzo 2007] Metti per una sera a cena con andrea, che già non si vedeva da due anni e stasera è qui, dopo lisbona dopo tutto questo tempo dopo le serate lunghissime e le mattine difficili ed eccoci qui a rimettere in fila il tempo perso, tanto che il passato è una scusa e il presente troppo pieno di primavera per non usarlo. Certo che gli ho fatto fare molta strada in macchina, ma tant'è. Parlare di tutto e di donne, e la principessa è bellissima, una pizza al marc'aurelio e raccontarci tutto, la mostra a venezia e i viaggi da fare, il brasile lisbona roma, tutto. E tutto mentre nei locali si continua a bere birra e si balla il tango, una ragazza esce da una macchina, accompagnata a casa e corre dall'auto alla casa. Caro andrea, e la serata si interrompe a metà, già a casa e rivediamoci presto non tra tre anni (lo so prima ho detto due). Mi aspettavo la città molto più disastrata è sempre la buona vecchia taranto, nonostante il debito, sebbene non ci sia una via d'uscita, nonostante il cielo rosso dell'ilva, taranto traboccante di ricordi persi per me, di un'infanzia tralasciata e sommersa, sonnecchinate.
[16 marzo 2007] Oggi sì che mi giro tutta la città. Voglio vedere taranto vecchia, che mi dicono non ci andare stai attento è pericoloso. Così di mattina decido di arrivare al museo nazionale. Ci arrivo in autobus che sa di profumo da uomo, vecchio, pasta al pomodoro, naftalina, lacca, alito marcio, varie ed eventuali. I vecchi si devono sedere, gli altri in piedi. Sguardi da delinquenti, ovunque si posino gli occhi, a volte fanno tremare. Dieci e mezzo di mattino e sono per il momento l'unico visitatore. Tant'è che la custode mi accompagna e mi dice che "non c'è molto, ma è molto interessante". Tutto il resto è a palazzo pantaleo, però c'è una meravigliosa mostra chiamata il signore e l'artigiano. Giochi, profumi, tavolette, anelli. Della città vecchia mi dicono che è in rovina e non c'è niente da vedere. Altroché. Attaverso la città vecchia mettendo su la faccia più cattiva che posso. Sembra una città in cui sia appena finita la guerra, tutto cadente, palazzi in equilibrio instabile, le seppie a dieci euro, pesce fresco nelle cassette nel mezzo delle stradine. Nel museo mancano le cose fondamentali, gli ori di taranto, e si potranno vedere a fine anno -cazzo. Il duomo invece con la statua di san cataldo -protettore di taranto- e le scolaresche che fanno le foto col telefonino mi ripaga di tutti i passi e dei piedi stanchi. Una gioia sotto la statua e i decori e il duomo, scampato alla decdenza tutto intorno. Ritorno in centro sotto il sole "di giù" e mi mescolo ai ragazzi che escono dai licei e camminano palottanti in via d'aquino, le palme, negozietti, i caffè i gelati ed è già ora di pranzo.
Anche sul ponte girevole di taranto ci sono lucchetti con scritto tvb. Oh.
Poi
c'è l'ilva, gigante, enorme, grande due volte e mezzo la città di taranto. La raffineria, il cielo rosso, l'odore di petrolio quando ci passi vicino sulla statale, già, che andiamo a castellaneta marina a trovare i figli di mia cugina, e lei, e tutti, e stare bene parlare mangiare la "salciccia" e giocare con i bambini. Città natale di rodolfo valentino, sarà per questo, che giornata.
[17 marzo 2007] Il mattino ha l'oro in bocca, ed oggi il caffè mi costa cinquanta centesimi. Sveglia alle sette, l'unità per il nonno, una fermata al bar, una dal falegname e una dall'amico panettiere del nonno. Vuole che porti la macchina fotografica, giornata speciale che devo fargli le foto. Ma facciamole anche insieme. Vabbé, se vuoi, dice lui. E parlando e camminando piano e discutendo di politica e del dissesto della città, arriviamo a vila peripato, addò stonn' l' drugat'". Non è vero, al massimo ci sono le palme e qualche ragazzo che non è andato a scuola. L'ultima volta ci ero stato quando avevo un anno, sull'altalena, e tutto era intatto (e grazie, avevo un anno). Il giardino è favoloso, poi il lungomare e la vista del mar piccolo, le foto (alla fine sì, le scattiamo anche insieme) e l'autobus tutti incazzati con la di bello, pranzo, il rugby in tv e già è ora di uscire di nuovo, lo slalom tra la mondezza (ma solo perché passano la sera) e tutti camminano famiglie, ragazzi col gel, ragazze tirate e bellissime, ma non posso farmi distrarre perché cerco un regalo per la principessa. Ma non trovo nulla, a questo punto potevo anche distrarmi. Cena, partita a scopa con la nonna e perdo miseramente, meglio andare a dormire.
[18 marzo 2007] Qualcuno dice la città fa schifo, qualcuno dice che è colpa dell'ex sindaco e di quello prima, l'autobus non arriva mai, che vergogna di città dice un altro, mi vergogno di essere tarantino, dice un altro ancora. A Nord non ci sono cartacce per terra, al Nord questo al Nord quello. E dàlle. Un pranzo di arrivederci, un nodo in gola, mi accompagna il nonno e infine si parte su queste strade un po' scassate, ho fatto il pieno di focaccia, pantaloni nuovi e cibo. Riparto, piuttosto controvoglia.
Primavera
Fuori Fuoco.
è tutto
che diventa sfocato quando senti che è arrivata la primavera, e tutto si accatasta e si accumula perché tutto è nuovo, il rumore dei treni e quallche blackbird che canta dal balcone o da qualche altoparlante. Diventa fuori fuoco, incalcolabile come la distanza tra due punti non pensati, come la logica che sta dietro un negozio di giornali, come la mattina del lunedì in cui per la prima volta ti sei accorto che è primavera. Nonostante una multa da pagare, nonostante la pacca sulla fiancata della macchina, chi se ne fotte, è primavera ed è ora di fare un viaggio di una settimana. Questa volta, il sud. A presto.
se si potesse dire, davvero
inauguro
la mostra. un successo, un cero acceso, devo solo assorbire tutte le emozioni e tutte le persone che hanno guardato i quadri dopo lunghi e brevi viaggi, un punto di arrivo o un punto di partenza, una nuvola o un muro su cui sbattere il muso, tutti a guardare e bere del vino rosso, incontri, invenzione, comunicare a tutti il mio paradiso.
con il paradiso alle pareti, tolta la polvere, il mio paradiso.
la prossima volta forse mi porterò un facchino porca puttana, ché venti quadri pesano tanto, e tornerò lì in quella casa dove sono stato bene. poi vedrò di bere ancora di più, visto che si è dato molto e ricevuto ancora di più, tutte le strade le calli per me e oh non voglio tornare (solo la principessa mi fa tornare) e tutta la vetrina lucida mi diceva "vieni qui non ti fermare devi avere altre gallerie altri vetri e altre vetrine e ancora altro vino da bere e non la tristezza della città di merda in cui vivi". voglio una città dove non ci sono le macchine, dove le ragazze sono belle e dove mi diano due tele. e anche tanto da bere che sennò non si dipinge.
un salto qui. uno qui, uno qui uno qui e un salto ancora qui e qui.
(fotografie)
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