Lubiana a Notte.
Yeah,
altro che lavori superpagati e tutto il resto: i vagabondaggi stavolta portano il vostro buon vinz in lubiana insieme a tanta bella gente. Questi giorni a lubiana ci volevano per vedere bene di che pasta sono fatto - ché un po' l'avevo dimenticato - e l'ho visto attraverso birre che mi sono bevuto fino a ubriacarmi, amici che ridono tanto e scordano i problemi, e robe untissime da mangiare che costano una cazzata. Ritmo delle sigarette: una trentina al giorno, bene così.
Mi vengono a prendere a trieste perché hanno sbagliato strada, e andiamo avanti correndo fino a lubiana su una strada contornata da boschi, valli oniriche. Stiamo in ostello, ma chissà se dormiremo. Passiamo al castello per inaugurare il viaggio con una birra e scendiamo in città. La città è splendida, deliziosa, c'è un'aria dolcissima in città. Un ponte è tutto decorato di fiori, gruppi che suonano swing in strada e le coppie che ballano bene, eccome.
Una ljubljanska a riempirci per cena, il goulash saporito, e poi inizia il vagabondaggio notturno, per distruggerci e ballare edanzare e divertirci e conoscere gente nuova. C'è il compagno migliore dei viaggi, ovvero pet, c'è cri e mauro e fra e davide che arrivano sparsi in macchina e con un westfalia arancione d'antan. Conosciamo gente bellissima, balliamo tutti insieme e stretti e iniziamo a camminare con due tipe che si offrono di portarci in giro. Come si può rifiutare, dico io, siamo bellissimi e spensierati.
Salgo in bicicletta (me la presta una delle du
e tipe) e mi sento privilegiato, un princie in bicicletta in una città non mia. Che poi la bici è un mezzo intimo per visitare una città, penserei se avessi tempo. Ridiamo, scene spassose, arriviamo sotto la pioggia (ah come piove) ad un centro sociale piuttosto baraccato, musica birra gente sudata odori di erbe - e noi che balliamo da subito, fino a notte finché non stiamo bene, finché... oddio l'ostello, come cazzo ci arriviamo. Oh, chissà come.
E m. che quando usciamo e tutti lo chiamano duško e noi che ci chiadiamo come ha fatto a conoscere tutta sta gente, visto che era con noi (mistero, eh) eora sono tutti amici sotto sta pioggia che cade forte.
Il giorno dopo la sveglia suona presto, la gola brucia le sigarette e gli occhi bruciano le ore perse dobbiamo alzarci. Colazione giretto birrona regalini, un museo passeggiate e risate e altro ed è già ora di partire, con tutte le controindicazioni della mancanza di sonno e l'abbondanza di alcol, e una grossa felicità.
Mi siedo al bar, in un'aria splendida e spaziosa, un venticello leggero a consumarmi la sigaretta. Aspetto il treno, conto i soldi per un'ultima birra e per riordinare i pensieri.
Estate, piogge, vacanze.
La
pioggia arriva sempre quando non devo lavorare, altrimenti il tempo è splendido, oppure non c'è nessuno in giro o devo riprendere un treno. Tempi piuttosto pazzi, se consideriamo. Tutto procede per il meglio, se non prendiamo in esame i soliti telegiornali estivi, le code del rientro vacanziero, il fatto che l'estate è bellissima, le vacanze ancora di più. La mia vacanza sarà ottobre, se non mi prendono in un lavoro superpagato e fisso, cosa che non so se voglio, tra l'altro. Vorrei leggere un po' dei miei blog preferiti, vorrei scrivere con più pazienza, vorrei emigrare, fuggire. Invece ci vorrebbe un bravo strizzacervelli come quella che avevo io, qualche anno fa, e che in realtà era più una persona di buon senso che altro. Chiudo dicendo: fanculo ai problemi, familiari di lavoro di qualsasi cosa, sono pigro e poi non ho tempo né voglia di risolverli, oh.
Stare al mare che fatica.
se hai venticinque anni e il mare blu davanti
Stare
al mare è una delle attività più belle del mondo, durante l'inverno. Perché sogni di stare al mare con una ragazza bellissima e una birra, a prendere il sole leggere il giornale guardare le onde. Poi arriva davvero l'estate e ti trovi mille persone attorno che urlano, uno sciame d'api chissà perché incazzato con te, e la pelle che brucia.
Però che bello stare al mare. Un'isoletta della croazia, krk, fritture di pesce croccanti che costano un nulla. E io che non mangiavo il pesce. Il giornale in riva, una stuoia e gli amici. Scompare il lavoro, si pensa ai viaggi, al sole che ti arrossa la faccia, si pensa che bello sarà sempre estate. La settimana enigmistica, un bagno a largo, arrivare alla boa, il sole.
Un cartello scritto a mano dice "benvenuti campioni mondiali". Grazie, dico tra me e me. Siamo venuti qui per stare in pace e il cielo si divide a metà tra il temporale e il sereno, tra l'azzurro intenso ed il nero. La principessa, sempre più meravigliosa, fa le sue escursioni in mare con la muta e la maschera. I suoi stanno appollaiati a riva, con sua sorella e m. e i nostri amici toscani.
Si vedono le montagne lontane. Il mare è limpido, fresco, salatissimo, va dal turchese al blu oltremare, il verde acqua, tutti i pastelli azzurri che avevo da piccolo, con in più delle piccole onde che accarezzano la superficie. Si sta benissimo al mare. Sempre vacanza.
Everybody Saw the Sun Shine, oh Yeah.
Yeah. Yeah.
Sarà perché abbiamo visto troppa televisione che ci stiamo mangiando il cervello e abbiamo perso qualsiasi linfa vitale, tanto che i settantenni sono molto più attivi di noi. O sarà la pioggia d'agosto che rende tutto così strano, tutto questo vento che tira qui a nordest e che fa sembrare tutto definitivo.
Compra il tè freddo, cambia compagnia telefonica, guarda una mamma per amica o sex and the city, riconosci i simboli di tutte le marche anche senza guardare la scritta, ricordati di tutte le puntate di daria dei griffin dei simpson che hai visto. Bravo.
Stai fermo davanti alla tv e poi, guardati quanto sei patetico. Ci sono delle guerre in giro, e quel che sappiamo fare è cambiare canale.
O forse dovrei parlare solo per me. Le cose vanno bene, perdo tempo lavorando nel mio bellissimo stabilimento balneare grandissimo, leggendo quattro libri alla volta*, vedendo film, dipingendo molto, facendo grossi regali alla principessa e ricevendone. E poi, nuovi occhiali, nuova vita. Bello, bella estate.
Yeah. Yeah.
* freakonomics, pelle di leopardo, trieste sottosopra, pedro e paula, in patagonia - ah, ok, son cinque.
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