La dura vita del dottore
I giorni di luglio vanno avanti che nemmeno te ne accorgi, che stai sbronzo tutto il tempo e sennò a lavorare, e se non lavori mangi tantissimo. In realtà non ti interessa molto perché in fondo sono queste le cose importanti al mondo, ovvero mangiare lavorare andare in giro sbronzo e avere una donna bellissima affianco. Chiaramente bisogna pure lavorare e non solo spendere soldi, mi dico, ma vorrei un computer tutto mio, un bel viaggio da fare per trovare tutti quelli lontani (per ora), ma poi arriva una giornata come queste e non ci pensi più. E poi sei anche dottore, che ti fotte. Bravo, ora torna a festeggiare, lavorare, fottertene di tutto.
Dottor Vinz!
Sono
dottore, ho messo la corona d'alloro in testa, sono felicissimo. Mi sveglio tranquillo, l'ansia ancora non si è fatta vedere. Il dieci luglio già siamo campioni del mondo, ed una festa bellissima in tutte le strade urlava la vittoria della nazionale.
Moltissimi sventolavano il tricolore, esaltavano materazzi, giravano con le macchine gridando forte che siamo campioni del mondo, campioni del mondo campioni del mondo campioni del mondo. Abbiamo quattro stelline sul petto, e le abbiamo tutti, perché tutti abbiamo urlato e ci siamo fatti venire un colpo quando la palla è entrata nella porta. La pompa dell'acqua ha iniziato a buttare fuori litri di acqua addosso a tutti noi che urlavamo e ci abbracciavamo tutti nel giardino di casa viagnello. Io e la pornomorosa, il mio babbo, tutti gli amici e l'odore delle suse e del vino che scorreva copioso.
La mattina mi sveglio presto, rilassato, felice. La tesi è pronta da giorni, sono pronto a ricevere tutte le domande e controbattere combattivo. Il babbo è arrivato da ieri con la sister, sono eleganti a modo loro e sono più nervosi di me. Grazie, ora lo sono anche io. Arriva la cate che sono in mutande. Metto il vestito, sono elegantissimo, poi la cravatta: sono perfetto. Anzi, siamo perfetti, io e il mio ego smisurato. Andiamo a bere il caffè e sentire tutti i complmenti.
Ma devo ancora laurearmi. Cazzo il discorso è pronto sì, da anni che pronto questo discorso, ma dura ore e ore. Ho assolutamente bisogno di dieci minuti per prepararmi l'ultima volta questo benedetto discorso e fare andar via l'ansia, certo. Proprio in questo momento arriva un messaggio della prof: siamo in super anticipo, vieni presto! E io arrivo di corsa, super presto. Avviso tutti con n messaggio. La principessa arriva a bordo di un cavallo bianco, elegantissima. E certo, ci abbiamo messo un pomeriggio intero per trovare il vestito (direte voi: fortunato te che ci abbia messo solo un pomeriggio). Arriva in lacrime perché non vuole perdersi la laurea. Tranquilla, ancora devo cominciare.
Entro. Passi lentissimi e misurati sulla moquette dell'aula magna. Dentro, tremo. Un vulcano. Buongiorno, ben scandito. E faccio tutto il discorso che devo fare, che bello tutto quanto. Cento! Cento! Cento! tutti gridano cento, mi danno cento. Il massimo dei punti di tesi, mi sono giocato bene le mie carte.
Il bello è che ancora tutti devono arrivare, mi devono vestire davvero brutto tutto di nero come quando ero arbiro, e con il cellophan attorno, e spaccarmi le uova in testa e prendermi a botte, buttarmi in una fontana con l'acqua verde piena di merde di piccione, farmi tutti i regali, farmi diventare livido di botte. E il papiro, maledizione.
E così fanno, i maledettissimi amici. E io pure offro loro da bere, li porto in un posto bellissimo sul mare e beviamo tranquilli finché tramonta il sole, con la musica e tutti che fanno auguri. Che giornata meravigliosa, grazie chi c'era e chi voleva esserci (gli altri prenderanno un fortissimo mal di gola entro due giorni). Una giornata bellissima, che bello, sono dottoreeeeee!
Manca un giorno,
i nervi che saltano
tutti che festeggiano
tutti che pensano a me.
Se avessi previsto che mi sarei laureato il giorno dopo la finale dei mondiali mi sarei mandato a zappare. Invece è proprio cosi. La festa La tesi ormai è stata finita da una settimana, e subito è uscita una nuova versione del Libro dell'Inquietudine di Fernando Pessoa in italiano*. Ma ovviamente nessuno mi aveva avvisato, eccheccazzo. Faccio la tesi sulle diverse edizioni del Libro, analizzo una cosa dopo l'altra e mi metto per bene, analiticamente. Dopo tutto questo lavoro stampo, rilego e consegno, venerdi scorso. E il giorno dopo apro la Repubblica e mi trovo davanti la sorpresina. Ma tanto la nuova edizione fa pena. E io sono piu bravo. E mi laureo, evviva tutti, vi voglio bene, sara una festa bellissima.
* e questo link l'ho scritto io, tra le altre cose, op. cit.
Mi laureo, ma non ditelo in giro.
Finito, manca una settimana, le forze sono poche, sarò elegantissimo, verrà fuori un festone. Chi vuole venga a trieste a controllare.
(fotografie)
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