immagini/immaginarie
Voglio fermare il momento di adesso. Voglio una macchina fotografica da pochi soldi, o meglio vorrei un sistema che mi faccia premere il tasto pausa per questi giorni meravigliosi, che allo stesso tempo lasci il movimento inalterato. Perché l'immagine è mossa, e in movimento è che si esprime la bellezza. Le cose belle e ferme d'ora sono un quadro rosso appeso ad una porta e la statua di saba, cui rubarono la pipa. Le altre cose belle si muovono invece, si sentono, si annusano per la strada, si scrivono mentre sono seduto ad un tavolo di bar la sera, in cui non si potrebbe bere (ma un bianco dopo la giornata faticosa ci vuole), fa sempre bene. Giorni d'amore (qui non si parla d'amore), di digiuni e cibo buono, di sorrisi sotto il sole e di silenzi che oprterebbero colori d'ogni tipo, se solo questi colori si potessero vedere. Credo di avere fatto tre errori nell'esame di traduzione e gli altri due esami non li supererò mai, ma non me ne fotte niente. La notte ho preso un paio di forbici ed ho tagliato i miei bellissimi capelli ormai quasi-lunghi, ora sembro un eroinomane o un bravo bambino, a seconda del momento della giornata. La mia chitarra nutopian, è appoggiata su un tappeto e ad una mensola grezza di legno, si sente una canzone soffice, forse mangerò qualcosa. Si ente l'odore del mare, di giorno, e ci andrò (oh se ci andrò). Adoro chi passa a leggere quese righe. Vorrei fermare questo momento ma non si può, meglio così.
insonnia - caffè - esame?
Il
giorno inizia presto, così come la notte è finita molto tardi. Certo, molto tardi, perché non si riesce certo a dormire se hai perso un treno, hai preso un caffè alle sette, e tutto il resto (cioè quello che si dice in occasioni del genere, frasi che vanno dall'in bocca al lupo all'in groppa al riccio). Ho viaggiato, ho preso l'autobus, sono rimasto in silenzio. Ho visto closer, ho bevuto l'acqua dal rubinetto come sempre, ho ascoltato canzoni non è proprio simili a ninne nanne. All'una di notte, con le forbici della casa dei sogni, mi sono tagliato i capelli. Così, adesso vinz sembra un pazzo. Sveglia presto, tre esami in tre giorni, mille carte da presentare, l'estate che esplode, le città nuove, i mille caffè.
everything in its right place
Il che vuol dire che tutto è al suo posto, per fortuna, grazie a dio o come volete metterla voi che leggete queste mie righe, cari, oh cari miei. C'è di tutto, una laurea, ma prima uno spritz con campari (che con l'aperol ha rotto le balle), e prima ancora, sempre con pet pensare a che cazzo di regalo possiamo prendere per quest'amica che si è laureata. Che poi a dire il vero i genitori si ricordano ancora di noi, e di milioni di cose che le nostre pur agili menti hanno dimenticato. E noi a raccontarci tutta la vita prima di oggi (ed è difficile ma si fa) e andiamo avanti e immaginiamo il teatro nuovo e siamo felici e tutti a casa, dopo aver incontrato chiunque e dopo dieci essemme-esse alle ragazze (come dice il nostro presidente). La macchina non c'è. Le chiavi sono sperdute a villa manin. Per fortuna arriva la principessa che dice "ti porto io!". Arrivare là a casa di pet, parlare parlare, arriva la franca che stasera è splendida ma con un vestito argentato da film dell'orrore. O da galleria degli orrori. E arriva tati in vespa ed è già "in bomba", come dice lei, anche se la festa è piena di vecchi è bambini. Ciò nonostante, l'atmosfera è serena. La buttiamo sull'alcool. Si balla, si balla il beat il rockabilly ed il rock'n'roll, tutto bene, ma io sto pensando alla mescalina. Finiamo a parlare con il padre della festeggiata di quando siamo andati in danimarca. L'avevo detto, si ricorda tutto. Un ultimo bicchiere, andiamo, lasciatemi a casa della principessa, dove si può parlare di politica violenta (e violentemente), bere il limoncello, e farsi riportare indietro, a casa. Il giorno dopo, il giorno del signore, inizia con il malditesta, una doccia indispensabile, e tutti di nuovo in corsa. Si va a mangiare dagli pseudosuoceri (suoceri un par di balle), una grigliata infinita. Si sta bene, si parla tanto con gli zii canadesi e giamaicani o di dove siano non ricordo, non posso bere, si sta al sole ed anche all'ombra, i cani saltellano cercando di mordere i palloncini, cocacola con ghiaccio per me soltanto, tante parole, tante idee per la testa, ancora una volta. E tutto questo accade qui, dove abita vinz tontito.
può capitare
Se la sera sei in giro nella piccola e ridente cittadina del nordest (che oggi inaugura il suo nuovo gioiellino, il teatro verdi), può capitare di trovarti in un bar dove la gente è vestita in modo terribile, si atteggia da tamarro e canta al karaoke tenendo la bocca attaccata al microfono, così forte che la voce frigge. Quelli che ballano lo fanno muovendosi in un modo strano e goffo, in mezzo a troiette varie che sculettano ed effetti speciali. Sul tavolo di vinz, del cugino e di febo ci sono un cellulare ed un pacchetto di sigarette. Proprio febo dice la frase della serata: "Non c'è un angolo di questo locale che si salvi, e il bello che con le cose che ho sul tavolo l'unico modo in cui mi posso suicidare è fumando...". E poi si gioca a calciobalilla fino alle due, e si vince, si vince. Poi spunta il sole caldissimo di questo mese che finisce, ed il mercato è rovente.Vuoto e rovente. Ci vorrebbe un caffè, finire gli esami, arrivare in stazione all'ora giusta. Stare sotto il sole ad abbronzarsi, oggi. Ecco.
il tempo scorre e sto al sole
Senza accorgersi, tra parole che escono dalla bocca e ritornano indietro, maggio finisce. O sta per finire. In bellezza, di sicuro. In mezzo a dischi nuovi, il tempo che manca, gli esami che vanno avanti in mezzo alle urla ed all'ignoranza. Ma non importa, tutto questo non mi importa. Ci sono libri che volano, e grida, in casa. Dopo pochissimo la situazione torna normale. Ma già sono normali le grida, a questo punto della storia. Quindi è molto meglio tenere tutto sotto controllo, come suggerisce a gesti il lato paterno del carattere, durante il nostro pranzo al dopolavoro ferroviario dalle pareti gialle. La principessa è lontana a mangiare ciliegie. Ci saranno feste, e spritz colorati di rosso. Per il momento io aspetto al sole, non mi muovo troppo di qui.
ci sono molte cose, molte idee
Una volta, quando era giovane, vinz era bello e disilluso. Ora le cose sono cambiate in larga parte. sta cercando nuove illusioni, nuove cose che facciano andare avanti i passi, con la mente serena. In questo periodo ci sono molte cose, molte idee, molte persone che si affollano nella mente di vinz ed intorno a lui. Dopo l'esame, aveva detto alla madre ed alla pornomorosa di essere pieno di vita, non c'è soluzione, bisogna tornare al tontito pieno di vita, come prima.
Oggi ha detto che avrebbe mangiato con suo padre, ma non aveva appetito, ed in questi giorni ha mangiato assai, deve tenere d'occhio troppe cose. Dopo l'esame aveva giurato: "oggi mi sfondo, mi devasto, sarò da raccogliere con il cucchiaino". Certo che già alle sette ubriaco ed alle otto appoggiato ad un angolo di strada è un buon inizio. E poi non era mai stato da mahnič, dove si trova a parlare finalmente con gli altri abitanti della casa dei sogni, in mezzo al famoso piatto della birra, e birra che scorre, e sigarette che costano poco. A parlare, tra tante cose, di efexor e di qualsiasi altra cosa.
Qui funziona in modo strano: quasi tutte le feste sono in casa, poche cose sono in strada, la vita è al chiuso. Ebbene, eccoci. Fate una festa, noi ci siamo. E arriva andrea che ringrazia della poesia di qualche mese fa (ma il grazie va a lui), e come in tutte le feste ben riuscite arriva la polizia. Probabilmente loro si starano ancora chiedendo quanta gente riesca ad entrare in un appartamento. Mentre idina dice "mi dispiace, dopo due birre non capisco più un cazzo", testuale, ai poliziotti. Tutti in strada, tutti quanti, tutti sul molo. Ridendo, arrivano gli altri, fa freddo, vinz vorrebbe addormentarsi con la faccia tra le foglie di una siepe, alla fine di una giornata faticosa e felice.
Il giorno dopo è quello della madre e della sorella che arrivano in città, un pranzo, il sole che scotta che sembra essere arrivata l'estate, troppe persone da incontrare e troppi impegni tutti in una volta, quando la mente dovrebbe essere libera, niente da fare, se non passeggiate infinite nel parco. Poi c'è la partita. Ci sono tutti, ma vedere questa partita con tre ragazze inglesi (una è di cipro, ma facciamo finta che siano inglesi tutte e tre), tra cui clare è il modo migliore. E nel silenzio di tutti e le urla di tre ragazze arriva il terzo gol del liverpool, la mezz'ora in più, i balletti e i rigori. E tutti sul molo a suonare un blues con la voce roca, dear prudence sottovoce, e don't let me down urlando, ed alla fine si tira fuori di meandri della memoria persino symphony of destruction. Una meraviglia.
Un'incomprensione solita, e si va a dormire, si va a leggere, si ripensa alla giornata, ci si fuma una sigaretta appoggiati al davanzale della stanza. Poi arriva il giorno nuovo, arriva oggi, ed è un giorno di fotocopie, camminate a piedi, riconciliazioni, un digiuno (come dicevamo all'inizio), giornale di oggi, caffè all'aperto, un treno: tutto ciò che rende vivi.
scrivere tanto
scrivere spesso
post autoincensante
Mi
è sempre piaciuto scrivere. In genere, quando ero giovane, non avevo tutta questa voglia di mettere in fila dei pensieri e tutto il resto, per chi poi*, ma mi piaceva l'idea di scrivere tutto quello che avevo in testa, le connessioni strane che si formavano nel mio cervello, le immagini che solo io riesco a vedere nella mia mente quando ho gli occhi chiusi e soprattutto il modo che solo io ho di vedere le mille cose che passano davanti agli occhi. Davanti agli occhi di tutti, ma nessuno può vedere come me.
Mai avuto diari, agende, quaderni, prima che arrivasse lei. Chi fosse lei, non è importante, e nemmeno mi interessa. Dimenticato e inscatolato. Basta solo dire che prima c'erano solo bigliettini, o da banco a banco nelle scuole di tutto il mondo (che abbia carta da strappare, pettegolezzi e dubbi da scambiare, carta da scrivere: il mondo è naturalmente molto più grande). Poi arrivò il quaderno. Ne arrivarono quattro (vedi foto). Si scriveva in due, ci si scambiavano le idee, i disegni, gli appunti di viaggio, le etichette delle birre strane.
Poi improvvisamente, tutto finì. Tanti saluti. Nuovi amici, nuovi posti, una moleskine sempre in tasca, nella borsa. E con lei anche i disegni migliori, le idee geniali (avevo avvisato che è autoincensante, questo post). Poi i disegni finiscono in olio su tela, ma quello è un altro discorso. Questo è un discorso sullo scrivere. All'improvviso, un giorno di non so che mese, arrivò il blog. Non ricordo come l'ho scoperto, non so. Mi veniva voglia di scrivere.
Lisboa. All'improvviso ci fu lisboa. Avventure da raccontare, i primi che si affezionavano al mio modo di scrivere, di raccontare un mondo senza tempo che da noi è sparito, fatto di luce incredibile che si riflette nel tejo, di sigarette che bruciano la gola, di una casa nuova da dividere, di feste che arrivano alle sette di mattina senza fatica, fatta di fado, degli amici splendidi e pieni d'amore e bubadeiras. Insomma, molto da scrivere. Moltissimo. C'era così tanto da vivere e da scrivere che a volte non bastava il tempo, nella cidade meravigliosa, ed alcune avventure sono persino andate perdute.
Scrivere era un mezzo per tenere il contatto con gli amici lontani. Poi sono tornato e quella pagina mi stava stretta. Volevo un posto che fosse solo mio, che non fosse ingabbiato in uno schema completamente deciso da altri. olevo anche andare a capo quando volevo io. E sono arrivato qui, dove mi vedete ora. E ci ho messo anche la foto, così che si abbia un'idea del mio viso. Mi piace scrivere, mi piace scrivere tanto, scrivere spesso. Di tutto quello che mi passa per la mente, sebbene delle volte non sia del tutto comprensibile.
Mi piace scrivere tutto, quando scrivo, mi piace buttare senza parsimonia. Non c'è virtù nella parsimonia. Mi piace mettere tre post al giorno, a volte, anche se disperdono i commenti. Mi piace leggere i commenti, perché non è come un libro. O forse sì, ma non importa. A volte vedo che hanno un numero basso, ma è lo stesso, grazie di cuore di esser passati di qui. E poi di amici ne sono arrivati altri, mai visto il loro viso, o il vostro viso, mai conosciuti di persona.
Scrivendo, non mi piace parlare di altri blog, questo l'avrete visto, anche se molti di voi mi hanno aiutato a scrivere meglio, non saprei dirvi come. Non mi piace parlare di televisione, a meno che non sia "prendere a calci la televisione". Mi piace mettere tutto ciò che è mio, e a volte mi ritrovo dei foglietti in tasca, scritti la sera in condizioni pietose, strisciante su qualche sgabello, mentre gli altri chiedono "ma cosa scrivi, una poesia?" e io rispondo "sì sì, lasciami in pace".
* per chi poi = per chi poi varrebbe la pena?
esami non esami
In quanto non frequentante, l'esame di oggi saltò. Se qualcuno ha una tanica di benzina io penso al resto. Anzi, forse un distributore mi darà tanta benzina. Chi non ha mai sognato che la propria scuola università posto di lavoro e altro sprofondasse nelle viscere della terra? Ma forse il benzinaro non sarebbe d'accordo con me: il palazzo è in centro. Troppi palazzi vicini. La linea del tram, l'unico rimasto in città. Ma ci sono buoni risvolti della questione, vale a dire il fatto che ora non mi preoccuperò troppo, andrò dritto per la mia strada, avrò un mucchio di cose da fare e molto da correre. La testa sarà altrove. Ma una tanica di benzina farebbe bene allo spirito (mio e di altri). Sarebbe liberatorio. Non mi laureerei più, ma sarebbe molto liberatorio.
ora ritorno parte seconda
per la serie Mille Post In Un Solo Giorno
Il sole splende, fa caldo, si sta bene. Ci sono gli amici lontani. C'è chi è a napoli come la potatora e il dr. mais que nada, e forse anche emi, chi a lisbona - vedi gno e auntie ale - o chi come i cheyé che a quest'ora dovrebbero essere a pisa. Poi il cugino e maria e stingo (che non si conoscono) in crucchia, eva a londra, neia a barça che festeggia il benfica, gli amici in mille città diverse, milano venezia padova e chipiùnehapiùnemetta, e tantissimi altri dispersi nel mondo. Quelli che invidio di più sono quelli all'estero. Vorrei raggiungervi. Altrimenti, ho un'idea diversa. Vorrei tessere un filo lunghissimo che unisca tutti quelli di cui mi chiedo ogni tanto "ma che cazzo di fine hanno fatto?". Ma resto qui.
Resto qui e mangio, poco e cose a caso. Volevo viaggiare. Alla fine rinuncio ad una gita in camper con gli amichetti del cuore visto che c'è l'esame e anzi ce n'è una quantità sostanziosa (numero: cinque), mille cose da fare e gente da vedere e mi trovo preso in una casa non mia in una situazione che ha qualcosa dello strano. Tutto bene, comunque, c'è quell'aria primaverile che rivela tutto, che lascia uscire allo scoperto i denti quando si sorride. Quindi è meglio lavarseli spesso. Ed in più il passaggio dai maglioni maglioncini alle magliette da parte delle ragazze è un buon segno, fa bene all'anima.
Anche da fermo, rock'n'roll.
e ora il giochino del lunedì
è lo stesso del weekend ma non sono fancazzista
chiamato da erbetta
0. Prefazione.
In quanto consumatore vorace di musica, dovevo essere chiamato in causa. A me la musica piace tutta, anche muzak, o quelle cose che passano per radio. Non mi faccio problemi dalla classica al death metal. Non so se è un bene, ma a me piace così (frase con cui si risolvono tre quarti dei problemi al mondo e con cui se ne crea almeno un quarto). Poi ci sono le ossessioni musicali dei periodi, vedi paganini ogni sera, i beatles ogni mese, amália rodrigues ogni due mesi, il primo album degli aerosmith ogni tre mesi.
1. volume totale
Dovrebbe essere qualcosa nell'ordine dei sedici giga, credo. Il fatto che ora il computer sia in un'altra città influisce sulla mia approssimazione. Comunque per difetto. Tutti scompattati, ché altrimenti a contare quelli ancora compressi ci vorrebbe una vita e mezzo. Anche ad ascoltarli, comunque. Le cassette che facevo da solo sono diventate una perla nell'oceano. Pensare che tagliavo il nastro e lo inserivo di nuovo nel cerchietto di plastica per non avere spazi vuoti, e le coloravo tutte. Non solo la copertina, ma anche la cassetta. Ho un lettore mp3, con i cd in cui metto circa dieci album a volta. Ora, dovreste vedere i miei cd tutti colorati e decorati, sono una delizia. Li coloro tutti perché devono prevalere l'uno sull'altro quando li scelgo.
2. l'ultimo cd che ho comprato
Sono secoli che non compro cd, ma l'ultimo credo di averlo comprato a lisbona. I cd si trovavano facilmente alla feira da ladra, tipo a un euro senza copertina. Erano gli zero7, simple things. O forse era amália, ma non posso esserne sicuro, è passato così tanto tempo. Poi un altro disco che mi aveva fatto impazzire (perché non si faceva mai trovare) era cuckooland di robert wyatt. Bellissimo, irraggiungibile. Ma non è l'ultimo che ho comprato e quindi in teoria non dovrebbe entrare in questo secondo punto. Avanti con il terzo, dunque.
3. canzone che sta suonando in questo momento
eels > blinking lights (for me)
4. cinque canzoni che ascolto spesso
blackbird > the beatles
le petit jardin > manu chao
brown sugar > the rolling stones
mr. e's beautiful blues > eels
tudo isto é fado > amália rodrigues
5. e ora? chi chiamo?
Ci sto pensando, ci sto pensando...
Il testimone va a neia, ele, shinysushi, spappari, cate, strepitio.
Rockerròll.
ora ritorno
In mezzo a tutto il trambusto di esami, grammatiche, subjuntivos e traduzioni, mi sono perso la testa. Persa completamente. Finisco l'esame, tra dieci minuti ritorno in aula. Poi ci sono state birre grappe e un kebab veloce affogato in tutto ciò che può affogare una pietanza così resistente (agli urti e ad altre varie ed eventuali). Sono nel mezzo degli esami, tipo una barca spersa in mezzo all'oceano. Ma è una grossa soddisfazione. Finite le lezioni, grossi sbattimenti in vista, la testa felice. Baci, babies.
leggere, leggero
Ci siamo: siamo in recessione. In mezzo a tutte le parole dette, quelle tenute per sé e subito dimenticate, ci sono mille idee che rimangono sospese nell'aria. Ma le sere si continua ad uscire, si continua a parlare, si continua ad aprire lo stesso libro su cui studiare. O un libro da leggere, per farsi accompagnare nelle avventure da chi ne ha vissuta qualcuna in più di noi, che seguiamo il segno nero sulla pagina bianca. Poi ci sono quelli che passano il dito sulla lingua prima di girare pagina, prima di arrivare al numero dopo. Non ho mai capito perché, ma è un gesto che mi ha sempre affascinato. Anche se non lo farei mai. Poi sono arrivate queste pagine qui, che si aprono direttamente davanti agli occhi, si fanno scorrere dall'alto in basso, e sono collegate l'una con l'altra. Che qesta cosa dei collegamenti la devo ancora capire, se si tratta di interesse, e quindi avere già pronto davanti a sé un collegamento a qualcuno che ci piace, oppure se è pubblicità, scambio di favori, o chissà cos'altro in questo mondo. So solo che scrivere è diventata un'ossessione meravigliosa, e che gli altri miei blog preferiti mi piace leggerli di corsa, all'inizio. E poi stamparli e leggerli con calma mentre sono sul treno, o disteso sul letto. Al posto della tv, maledetta tv (un giorno ti spaccherò con una delle mie scarpe). Tutto questo perché volevo partire con il camper e con pet, peo il grezzo e modo, ma ci sono gli esami e quindi chi si muove. Si risolve tutto con un libro, lasciando che siano le parole a creare il viaggio e non gli occhi, per una volta.
In The Sky
Ci vorrebbero delle medicine - ma non so se le vendono - per cambiare le cose nel modo in cui sono ed il sistema secondo cui sono sistemate. Ci sarebbe proprio bisogno, per non cambiare la mia visione del mondo ogni volta che cambia il vento, per non svegliarsi durante la notte, proprio quando è più scura, senza un motivo che abbia parole al suo fianco. Sono capace di fare anche a meno, per vedere solo con i miei occhi quale sia il nero più limpido e poi andare in alto per toccare il sole nel cielo con una mano. Sono capace. Si può ammettere benissimo di essere pazzi, su un sentiero non ancora tracciato dalle mappe, fingendo nel frattempo di seguire la strada principale. Quella dove la velocità non è limitata e i sorpassi sono consentiti. Non importa, a me per loro. A me non interessa, per lo meno. Mi chiedo intanto per quanti anni ho portato una divisa, quanto tempo ho trascorso su un palco suonando la mia canzone, quanti giorni ho amato.
domanda, risposta.
E quanto sarebbe bello avere il vagabondaggio come stile, come unica meta, sapendo che non c'è una città come un'altra, dove non trovi gli stessi distributori di lattine, la stessa gente che non ti saluta anche quando ti conosce. Quanto sarebbe bello restare con gli occhi chiusi davanti ad un palazzo, pensando alle persone che ci abitano, a cosa hanno nel frigorifero. Quanto sarebbe bello abitare in una città di mare, dove si ascoltano le parole che si dicono, dove i vicini ti prestano lo zucchero anche senza chiederlo, dove gli alcolici non costano niente, dove regalano i fiori in piazza. Sì, forse sarebbe molto bello. Anche se un po' naïf.
sospetto
Quando riuscirai a mettere la testa sulle spalle, vinz?
Quando riuscirai ad essere serio?
Quando farai il normale?*
In mezzo a tutte le domande che girano nella testa e non trovano risposta, vinz cammina sulla strada dopo che ha mangiato un pezzo di pizza di via giulia e un kebab, sempre di via giulia, che erano due settimane che si prometteva di mangiane, uno. Anzi, da quando era tornato dalla germania.
Appunto si torna a casa, si torna a casa che il marpione coinquilino deve mangiare. Ma al di là di uno sterile entusiasmo davanti alla tv guardando otto e mezzo e sorseggiando rhum e cola non si può andare. Bisognerebbe studiare. Studiare spagnolo o studiare una soluzione. Si trova la soluzione: un altro rhum e cola. Finito quello, bisogna trovare un'altra soluzione. Un film, andrà benissimo. Incontro franchino, piuttosto abbattuto. Si riprenderà. O altrimenti, fatti suoi, io spero che si riprenda. O almeno che impari qualcosa. Il film è meraviglioso, inizia a piovere, mi accorgo che l'attore è lui, proprio lui solo dopo dieci miuti di film. Finisce in un modo che lascia disorientati. Il film è quando sei nato non puoi più nasconderti, di giordana. O meglio, di marco tullio, come dicono tutti i miei amici quando parlo loro del film. Continua a piovere, ma devo andare avanti. Avanti con il solito gin tonic che non pago, come sempre. Poi smette la pioggia e ascoltando i led zeppelin me ne torno a casa.
* domande random prese da scan, giulietta, la mother
dopo la tempesta
Qui c'è il sole e il cielo si sta annuvolando e forse arriverà la pioggia. Le giornate vanno bene, tra una settimana ci sono gli esami che iniziano ma la preparazione è a livello zero, le serate sono lunghissime, nella città si sta anche piuttosto bene. Mi sento il re dei fumatori, the king of black polmone. Nel pomeriggio cammino con una giacca di velluto con una graffetta sul risvolto. Chiedono perché la graffetta, e dico "per sentirmi a mio agio con una giacca. Sennò sembra da matrimonio". La sera, vedere un film nella casa dei sogni (eufemismo per definire un misero appartamento sporco dove non voglio mai tornare) e ridere e fumare mille sigarette con il serial killer. Aprire il pampero del quarto, in bella mostra accanto alla tv per due mesi. Ora mi tocca finire il pampero e girare ubriaco come ieri sera, fermandomi in mezzo alla strada per scrivere dietro un biglietto dell'autobus perché pensavo a metà strada "oh ma che bella idea, mò la scrivo". E ho anche dipinto (ovvero disegnato su un cartoncino rosa grande una cosa bellissima, magari un giorno la pubblico. Ma non ricordo bene cos'era. Ma soprattutto ricevere un regalo dalla principessa. Una rosa rossa sul tavolo. Sono giorni perfetti per comprare una rosa rossa. Non costano molto (specie se comprata con i soldi della principessa). Poi, uscire di casa, fare il gesto di metal alle strade vuote, essere felice persino qui in mezzo ad un viale ascoltando musica a random, vagabondare.
sempre al sole
Ho preso la mia macchina. Ho guidato. Ho visto un film bellissimo. Sono felice, solare. E odio. E mi bevo una birra. Non è un claim, né una pubblicità, ma piuttosto che sono felice quando odio. Odio tutta la gente culturale, tutti quelli che si incontrano e dicono "ciao carissimo", salutando. Forse perché non si ricordano il nome. Quelli che hanno tic, i loro tic personali e li rendono simpatici a se stessi. Quelli che fanno con le dita il segno delle virgolette, quelli che si danno un tono. Quelli che sono indie. E anche le persone con cui nella mia vita ho passato più di mezz'ora, perché a volte sono troppo lontane. E tutto questo odio, anche solo il pensarlo o scriverlo, mi rende felice.
avventure / coincidenze
(osmiza reloaded)
intro > Le grandi avventure, e le belle coincidenze, e gli amici rendono tutti più felici, e vinz ancora di più. Nel pomeriggio assolato della giornata triestina, trascorsa a studiare appoggiato sul suo libro di spagnolo e pascolare con lo sguardo vitreo in università, scendeva le scale della facoltà dopo un caffè con lo sguardo perso nelle nuvole, felice di sé, del sole e dei commenti meravigliosi.
il giorno > Ed era un giorno che di norma è infausto, iniziato la notte prima con un gatto nero che attraversava la strada. Ed era passata già la mezzanotte, quindi tecnicamente era già il tredici. Ma al contrario, le fortune sono più delle fortune, e molte di più: non serve affannarsi nel calcolo.
caffè > Ma, dicevamo. Scende le scale e incontra dav, che lo invita a bere un caffè da lei. Oh no, "non posso, sono spettinato e ho gli stessi vestiti da tre giorni, dovei farmi una doccia", dice vinz. E dav risponde che invece no, deve bere il caffè da lei, e c'è uno scambio di musica e film; vinz porta la musica e lei gli presa una copia di noviembre, che dev'essere proprio bello. Dai andiamo che antonio ha fatto il sushi per una mostra. Ma chi è antonio? Che mostra? Perché il sushi? Antonio è uno che era in corso con vinz, nessuna risposta alle altre domande.
campari > Si parla si cammina si arriva. La mostra è di artematta, e c'è campari e succo d'arancia, cin cin e appare la darklady e vinz si sente già più a suo agio, in mezzo alla mostra di collane bracciali e tutte le cose di questo genere. Vieni in osmiza, chiede lei. Va bene, dice vinz, ciao a tutti peccato essermi fermato solo cinque minuti, buona serata baci.
Ma è davvero una giornata in cui si conoscono mondi nuovi, è una giornata felice di scoperte incredibili fatte all'ora di cena, a ben vedere.
vino rosso > Dietro la chiesa di sant'antonio c'è l'osteria di giovanni ed il suo vino rosso, e c'è il crazy e diana e sandra e tomasz e tutti gli altri, ovvero i suonatori, o quelli con cui si suona. Sono gente d'altri tempi, gli ultimi conosciuti in ordine di tempo, e probabilmente i migliori. Con loro si va sempre a suonare nelle osterie, sono trascinanti, allegri ed intelligenti. Non si potrebbe chiedere davvero di più.
in macchina! > In macchina, macchina nuova (una delta più vecchia della vecchia r4) ma tomasz deve prendere le chiavi e i soldi e quindi si deve girare tutta la città in macchina, e vinz deve recuperare la chitarra (la favolosa nutopian) a casa della pornomorosa. Non c'è nessuno, andiamo su. La macchina arriva agli sgoccioli davanti a due distributori, a secco di benzina. I distributori sono chiusi. La macchina non riparte. Non si accende.
a secco - senza benzina > Chiamiamo il nostro salvatore, adriano, che arriva in vespa con tre bottiglie di coca cola piene di benzina gridando rockerroll! Nel frattempo i vostri eroi vinz, crazy, darklady e tomasz stanno mangiando pane prosciutto e formaggio, che è il pasto freddo della fabbrica del crazy, messo in mezzo e evangelicamente diviso sul portaoggetti posteriore. Abbiamo la benza, si riparte. Ora forse la chitarra c'è, riproviamo, ci apriranno la porta. Si va dalla pornomorosa, e come risultato è perfetto: si esce dalla casa con chitarra e principessa.
osmiza reloaded! > Oh, un'altra osmiza! Vecchio o giovane che sia, arrivato prima o tardi, vinz fa due osmize in due giorni. Vista sul golfo di trieste, saluti e abbracci a tutti, iniziamo a cantare, forza. Si comincia con if i fell del terzo disco dei beatles, iniziamo a scaldarci a tre voci. Poi the gnome dei pink floyd, il vino è sul tavolo ed è abbondante, c'è salame e pancetta per asciugare, e anche un po' di pane. Piano piano arrivano joão, tiago, linguao, il capoeiro e tanti altri che si mettono attorno al tavolo. Adesso siamo tante voci. Con il linguao si parla degli insulti in tarantino e in barese, al capoeiro si dedica get lost di elliott smith, alla principessa si dedica tutto il resto e tutte le attenzioni anche se (chissà) è ubriachella e sorridente, ma non solo per questo, e poi si canta ancora. Tutti a cantare il coro che fa goddamn right it's a beautiful day, da mr. e's beautiful blues degli eels, poi dream on dei depeche a tre voci, emozionante. C'è un certo incantesimo nell'aria, sembra che il tempo sia fermo e che l'unica cosa a scorrere sia il vino. Dopo blackbird, julia e dear prudence da brividi (pelle d'oca) ci tocca andare, stanno chiudendo e non ce n'eravamo accorti. Avanti. Usciamo. Fumiamo una susa, dopo le tante, appoggiati al guardrail all'uscita, mentre cantiamo ancora, e vinz promette a tiago una traduzione dal portoghese (nel periodo più pieno di impegni dall'anno scorso), ma insomma, andamo giù andiamo avanti!
tutto è rotondo (la festa) > Quindi, scesi giù di nuovo in città, la principessa e la darklady ridono due ore davanti ad un distributore di sigarette che sputa i pacchetti a terra e non nel ripiano apposito. Entriamo in una casa dove c'è una festa. Sembra la casa di cui si parlava la sera prima, tutta rotonda. Tutto è rotondo, pieno di facce e di calore, beviamo qualche cosa che chissà cos'è, ma è alcolico. Cantiamo sopra le canzoni che stanno uscendo dalle casse dello stereo, ci sono anche tutti quelli della sera prima e quindi tino gnello il sardo eccetera, e anche super che non si vedeva da secoli su questi schermi. Accennare un ballo, un altro bicchiere, un'altra susa, ora di andare.
outro > Che bello, niente di premeditato, tutte coincidenze belle per trovare la gente più bella del mondo (la maggior parte). E poi tra poco si festeggia, bastano pochi passi verso casa per essere felici. E scoprire di essere senza sigarette, e raccattare mozziconi dal posacenere di casa. Infine, svegliarsi presto per prendere il treno, tornare nella cittadina, casa.
i mille volti del mondo, e le osmizze *
Chi
non è mai entrato in un'osmiza? Fino a ieri non ci ero mai entrato. Paura. Vergogna. Ora invece sì. Paradiso. Perfezione. Ubriachezza molesta. Le osmize del carso hanno il vino buono. Hanno tanto vino. Tante caraffe che poi si svuotano velocemente. Sono come delle osterie, nascoste ed arroccate su nel carso. Per me era davvero strano non essere mai entrato in un'osmiza, anche perché non si trovava mai nessuno che avesse una macchina e ti portasse in questo mondo dorato. In questo mondo dorato dove si mangia il salame buonissimo, la frittata alle erbe più saporita dopo quella che facevano all'asilo, dove ci sono i tavoli imbanditi e la gente ubriaca, il vento del carso che soffia leggero, le macchine che si rovinano il fondo e i paraurti nelle stradine impossibili, nel tentativo di arrampicarsi. Le osmizze sono indicate dalle frasche, e solo alcuni sanno dove si trovano. Nascoste. Fanno parte di tutto quel mondo nascosto che si trova qui. Devi sbatterti e trovare. E poi iniziare a bere, tanto e bene. Dai che ora ci sono stato anche io, ed è un mondo da scoprire. Era uno scandalo che non ci fossi mai entrato. Insomma, andiamo. Arriva gnello con la macchina, che tino non può guidare, e vinz e la principessa salgono su. Giro impossibile per fare benzina, non so chi abbia messo gli skiantos su ma ci stanno piuttosto bene, nella salita. a salita è impossibile, ripidissima, con la vista sul mare, al tramonto. Si arriva, tutto pieno, dall'alto si vede tutto il golfo di trieste. Sempre che fosse quello. Il posto è semplice. E le panche, grezze, gli amici, una chitarra e caraffe, tante caraffe di vino. Che poi c'è anche un compleanno, ad ogni modo si mangia si beve si ride troppo, ci si ingelosisce si impazzisce si resta lì, si canta tutti quanti "mòstreme 'l bugnigolo lalalalala" e si riempie ancora il bicchiere. Si riempie ancora il bicchiere, e poi ancora. Tutti piuttosto felici, io mi sento addirittura emozionato perché son sempre tutti lì a parlare di serate in osmiza eccetera, e poi succede sempr